lunedì 31 ottobre 2011

Seconda Inquadratura: Riflessioni

Guàrdati. Sììììììì...sei tu, vecchio mio...! Quella è la tua faccia. Una faccia da imbecille. Una faccia da imbecille  e depresso, per giunta. Quasi mi fai pena.
E di chi è la colpa? Mia no di certo. Sei tu che ti trascuri.
Guàrdati. Con quella barbetta incolta, peraltro neanche piena, bella completa, a tutto volto, che è solo perché hai dimenticato a casa il rasoio, dici, ma la verità, vorresti fare il "ribelle", l' "adolescente"?
Ma se l'adolescenza non t'è mai scesa giù! Con quei capelli pagliericcio per spaventapasseri, che le doppie punte si sprecano, che ogni volta me li dovrei tagliare, ma no, quasi mi ci sono affezionato...
Cosa c'è che non va in te? Non ti piace il tuo corpo, forse?
È più probabile che non ti piaccia il corpo in genere, invece.
Di' la verità, ti fa schifo il solo pensiero di un corpo, una volgare pulsione alla vita che si scatena in un nugolo di movimenti convulsi  nell'atto della sua piena realizzazione. Tra le lenzuola, con un altro corpo.
Ma è perché ne hai una visione troppo radicale, tu, del corpo. La butti sul materialistico, e ne vedi un insofferente aggregato di atomi, atomo sì, atomo no, vuoto: viavai di particelle da ora di punta, che traffico! Altrimenti, ti sforzi di inquadrare solo il lato sensuale.
Corpo.
Non lo senti anche tu, il suono di quella "erre", di quella "pi", come si contorcono amorevolmente sulla punta della lingua? Sensuale già nella sua etichetta, il corpo. E tu lo senti, lo senti!, e ne rimani a tal punto infatuato che la sensualità si tramuta all'improvviso in pornografia, la lingua si incendia, le due letterine si buttano l'una sull'altra a darsele di santa ragione.
Tu non hai spirito, bello mio. Non arriveresti a queste conclusioni. Voglio dire, non arriveresti mai ad immaginare uno stupro letterario (letteralmente!) su di un tappeto di papille.
Ma no, ma NOO!, che cosa c'entra la religione, finiscila di blaterare! Stai fresco tu, a cercar misticismo nella curia romana. Io parlo dello spirito vero, mica della consistenza ectoplasmica dei morti.
Lo spirito della Storia, la condizione umana, quella individuale, meglio: lo "spirito dei tempi".
E le spiritosaggini, anche quelle.
Solo così riusciresti ad evitare di scadere nel materialistico, o peggio, nel pornografico. Ma tu, sei poco spiritoso.
Cos'è, t'ho ferito? Ho detto qualcosa che non andava detto? Ti secca forse rinfacciarti la tua insipienza di spirito? Ma Cristo, ti sei visto?
Avanti, tòccati. Tòccati! Tasta quel tuo volto smagrito, scavato dalle occhiaie, la pelle a stracci appesa agli zigomi, i tuoi occhi: sembra quasi di vedervi il giallore della vecchiaia, un po' prematuro caro mio, il tipico occhio di chi, lentamente e inesorabilmente, si scava la fossa nella putrefazione. Giallo marcio, capisci? Occhi che non hanno mai ricevuto un appagamento...
Ha-ha. (se non fossi ridotta così, riderei sguaiatamente, oh come riderei!)
Ma come pretendi...! di chiedere una cosa del genere...! a chicchessia...!
Bisogna meritarla, una cosa del genere. Tu senti di meritarla?
E non tirarmi fuori quella balla che sei troppo anziano, sei invecchiato di colpo nel giro di pochi mesi, sei alla frutta, e via dicendo.
La depressione...
Altro che iniezioni di serotonina.
Adesso guarda me. Guàrdami! Guàrdami, Cristo di un Dio che neanche ti vuole! Non ti faccio pena anch'io? Non dovrei fartene, forse? Costretta a subire - fa' silenzio, FA' SILENZIO! - costretta a subire tutto quello che subisci tu, quello che infliggi a te stesso medesimo. Mi costringi ad un volto asettico, privo di intenzioni, di volontà, quando non vorrei far altro che esplodere! Sghignazzi, smorfie, salamelecchi, ammiccamenti, occhiatacce, l'aria del tipo da saloon, l'espressione compiaciuta dell'uomo colto, l'avventuriere col muso fuori della corriera nella brezza del tramonto, speranza, lotta per la sopravvivenza, brivido dell'aggettivo "nova", senso di pungente calore, dappertutto, la mente proiettata fuori della stanza, nel sole primaverile...
Vorrei poter urlare. Inutile, riesci comunque a sentirmi, con una voce non mia...
I tuoi occhi. Guàrdateli. Su di me. Giallo marcio. Gli occhi di un cadavere.
Io voglio vivere.
Ma lo sappiamo bene, verrà presto il giorno in cui io uscirò da qui e te la farò pagare cara, mio bel fantoccio di pezza.
Lo sappiamo bene, noi due...



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