sabato 17 settembre 2011

Prologo all'atto (d'accusa)

<<Io non so quale sia, cittadini, l'impressione che avete provato nell'udire quanto proferito dall'accusa qui presente. Anch'io per poco non mi dimenticavo di me stesso, tanto convincenti erano le loro parole, tanto convincente il modo in cui queste parole venivano espresse.
Eppure, non hanno detto proprio nulla.
Ma partiamo dall'atto d'accusa. Si dichiara che il qui presente "è colpevole, in quanto ha corrotto e seviziato un numero imprecisato di donne, sottraendole al giogo nuziale, in nome di un 'sistema ideologico' blasfemo e triviale (nonché servendosi di  un eloquio formidabile quanto fuorviante), di cui dichiara di essere il principale fautore; tale 'sistema' pone le sue basi su principi infondati, oltre che inammissibili per il pubblico costume e per la religione ufficiale del nostro Stato, e rappresenta pertanto una vera e propria ingiuria nei confronti della razionalità e moralità umane". Non c'è che dire, un eloquio di superba veste letteraria, quantomeno paragonabile al mio.
Ma vedete, oramai sappiamo tutti che la Verità, con la V maiuscola, non esiste. O almeno, non in quanto forma fissa ed eterna. La Verità cambia in ogni attimo, in ogni nanometro della superficie terrestre, in ogni essere animato e inanimato, pensante o meno. Cambia perché ognuno è portato a vederla a modo proprio, secondo una certa prospettiva, il risultato di una successione di eventi che ha condotto ad una certa situazione con un certo bagaglio di esperienze. E dal momento che l'uomo - ma che dico "uomo", l' "essere umano", ecco, sì, "essere umano" - dal momento che l'essere umano non è in grado di percepire se non il fascio di percezioni delle cose che ha imparato a identificare attraverso la propria esperienza - la loro essenza gli è dunque preclusa - ognuno è portato a sviluppare una propria "prospettiva", o se preferite un "punto di vista", una personale "visione del mondo", in virtù di quanto è stato vissuto precedentemente. 
Un momento, signori, lasciatemi terminare il discorso.
Se è vero che la Verità si presenta sotto svariati punti di vista, è anche vero che non tutti i punti di vista riproducono fedelmente le forme in cui si manifesta la Verità. Per non parlare dello stato di provvisorietà che aleggia su tutte le cose del mondo - perlomeno, in ambito razionale -, verità scientifiche e teologiche comprese: ogni sentenza rimane esposta al vaglio del tempo, e neanche l'onestà intellettuale può garantire a lungo la sua sopravvivenza. 
L'onestà intellettuale... 
Virtù nobile quanto rara. 
E in mancanza di lei, ecco che entra in gioco la potenza della veste letteraria. Il modo. L'abilità di volgere la Verità dalla propria parte, di presentarla nella prospettiva più intrigante senza che gli ingranaggi, i piccoli ma essenziali movimenti interni, vengano apparentemente intaccati.
E dunque, sotto la veste..?
Sotto la veste mi si accusa di istigazione all'adulterio e al fanatismo ideologico, di offesa alle istituzioni statali, religiose e familiari, di corruzione verbale, di violazione dei principi razionali e morali dell'umanità. Mi si accusa di adescare le vostre mogli, le vostre figlie, le vostre sorelle, di sottrarle al lieto "giogo nuziale" avvilendo le doti e le grazie lor proprie, ma soprattutto di abbatterne le sì imponenti roccaforti psico-ideologiche attraverso l'uso sedizioso e ammaliante della mia arte estetica, la parola, tanto maligna da indurre alla perdizione persino le fanciulle più virtuose: tutto questo adducendo ad innominabili principi di un "sistema ideologico" di cui sarei l'iniziatore nonché unico portabandiera.
Signori, dame, giovani e anziani di ogni generazione, in questa sede io intendo pubblicamente denunciare l'assurdità delle accuse perpetrate nei miei confronti. Costoro hanno detto di vero poco o niente. Invece da me udrete tutta quanta la Verità.>> 

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