sabato 30 aprile 2011

La macchina morbida


“C'è musica per il corpo e c'è musica per la mente. La musica per il corpo ti sbatte sul pavimento e ti spinge ad una sorta di attività fisica o che altro preferiresti in quel momento. La musica per la mente ti trascina gentile lungo la corrente, attraverso piacevoli sbalzi e giravolte, alti e bassi, rapide e acque calme.[…] In un certo senso, impone all'ascoltatore una qualche responsabilità cerebrale, dal momento che non potresti davvero startene a canticchiare o lasciar scorrerti in testa il brano mentre stai camminando per strada. Ma alla fine il piacere che […] genera rimarrà per sempre, e il beneficio emotivo finale ben varrà il prezzo dello sforzo di pensare.”
                        (tradotto liberamente da una nota di “Soft Machine - Volume Two”)

Musica per la mente. Già dal nome non mi piace. La parola te la mastichi per un po’ tra i denti, e subito rilascia l’amaro. No, proprio non mi piace. Che ci posso fare? La musica per me è tutt’altro, è movimento, m’entra e mi esce dal corpo, mi sbalza di sedia; e mentre mi rotolo sul pavimento boccheggiando le parole della canzone con il mio set di smorfie preferito, mi sale dentro un tale orgasmo, sì, per davvero, un orgasmo così selvaggio e furioso, che mi sembra quasi di ritornare allo stato bestiale delle cose. Potrei andare avanti così per una settimana, anche due. Poi però mi stufo. E allora mi devo cercare un’altra canzone con cui amoreggiare, ché all’altra si è scaricata la batteria, fine della storia, dritta nell’indifferenziato, e non se ne parla più. Questa sì che è musica.
E poi c’è l’altra, di musica, quella “per la mente”. Semplicemente non la sopporto. Voglio dire, ma come fanno certi “intenditori” a spaccarsi la testa su una schifezza del genere? A lambiccarsi sul perché e sul come certa musica venga così raffinatamente partorita dalle menti più sublimi e bacate di questo universo? Ma ròtolati sul pavimento come fanno tutti i comuni cristiani, diamine! Non voler inseguire a tutti i costi quei tuoi amplessi cerebrali, sono solo frottole! Frottole per chi ancora è convinto dell’aurea bellezza e della sacralità della musica, come se davvero fosse qualcosa con cui stupire e stupirsi. Stupido! Non ne caverai il ragno dal buco, così. Starai a tormentarti per anni su inutili speculazioni etiche e filosofiche compilando infiniti necrologi di musicoamatori morti e sepolti, quando poi finirai per scoprire che il divertimento è sempre stato dietro l’angolo. Da’ retta a me, amico, vatti a cercare la tua canzone, sfogati su di essa, consumala fino allo sfinimento, e poi via, in fondo al cassonetto. Lascia che ti annebbi la vista e il cuore, e ti lusinghi con le sue tenui promesse. Non c’è da preoccuparsi, il Paese dei Balocchi è là ad aspettarti…




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